Berna Park Hotel

Radio RVA (intervista)

Questa è l'intervista ai Berna Park Hotel trasmessa in diretta su RADIO RVA il 23 Aprile 2004

Speaker: Buonasera ai Berna Park Hotel già parcheggiati dall’altra parte dello studio…

Tutti: Buonasera

Speaker: Buonasera ragazzi, Paolo, Enrico, Luca che sono i componenti del gruppo; si parla un po’ di Vicenzalive. Credo che tra i tre il più loquace sia Luca, “inter nos” è già stabilito questo… Luca parlami un po’ dei Berna Park Hotel

Luca: Il gruppo nasce nel 1998, subito dopo l’assolvimento del mio servizio militare, ho fondato il gruppo assieme a Stefano e Francesco

Speaker: Ti è venuta l’idea durante il servizio?

Luca: L’estate precedente avevo conosciuto Stefano ed era venuta fuori l’idea di una collaborazione. Dopo un anno circa ci siamo rivisti ed abbiamo deciso di mettere in pratica la cosa, abbiamo quindi avuto un periodo di “stasi” facendo covers come altri gruppi, cercando comunque di coverizzare gruppi di una scena molto alternativa. Poi siamo partiti a fare roba nostra e dopo circa un anno eravamo fuori con una formazione in cui cantavo già io, poi col tempo si son susseguite altre formazioni…

Speaker: Caratteristica di molti no?

Enrico: Di noi soprattutto…

Luca: Diciamo che è stata una nostra caratteristica peculiare perché abbiamo sempre chiesto notevole impegno già dal numero di prove perché la prima cosa per fare del nuovo materiale è provare tanto, e questo è un impegno che non tutti riuscivano a sostenere

Speaker: Ma credo che sia una caratteristica comune a molti gruppi locali divisi tra chi prova perché vuol far bene mentre altri che la vivono solo come fosse una passione… e credo che possa essere motivo di contrasto all’interno…

Luca: Sì, certo. Poi col tempo sopraggiungono altri problemi come lavoro, fidanzate, il tempo stesso che fa cambiare le persone… problemi che portano a rivedere le proprie scelte… comunque ci troviamo in buoni rapporti con gli altri che son passati quindi…

Speaker: Diciamo che avete trovato una situazione stabile ora giusto?

Luca: Sì, comunque ci han sempre aiutato tutti quindi ringraziamo tutti quelli che son stati con noi

Enrico: Ci son stati molto passaggi di testimone e molti cambi tra gli stessi membri, ad esempio il passaggio del tastierista alla chitarra e di Luca da chitarra a voce e chitarra solista

Speaker: Quindi c’è una concezione di complementarità tra di voi…

Luca: Sì, ad esempio nel caso mio son partito suonando il basso, poi mi son cimentato col violino per provare, son passato alle tastiere, alla chitarra e infine alla voce…

Speaker: Diciamo che c’è passione indipendentemente dallo strumento; la voglia di suonare c’è, e in questo caso mi pare che sia tanta

Luca: Sì, e inoltre c’è sempre stato un impegno nell’autoproduzione dalle prime prove di livello scadente siamo arrivati al creare una piccola stanza dove possiamo registrare con l’ausilio di qualche buon microfono e un valido supporto di registrazione.

Speaker: Comunque si può dire che tutte le realtà di piccoli gruppi si son autofinanziate grazie alla passione… e il problema della sala prove?

Luca: Ho rubato la cantina a mio papà

Speaker: Credo sia un classico, poi chi ha la fortuna di poter usare la cantina dove magari non vai a disturbare tanto…

Paolo: Con non pochi sforzi, anche economici comunque

Luca: La strumentazione ha sempre un costo abbastanza elevato… poi all’inizio si parte e solo col tempo si riesce a capire cosa si vuole e un musicista inizia a scegliere e prendere il proprio strumento QUASI indipendentemente dal costo che ha

Speaker: Parliamo ora del vostro stile: che musica fate?

Luca: Inizialmente ci siamo definiti “indie rock”, ora preferiamo definirci “avant-garde rock” perché abbiamo qualche elemento un po’ sperimentale, comunque sempre di genere rock si tratta.

Enrico: Pur essendo sempre un po’ limitativo definirsi in un genere, si cercherebbe sempre di non porsi dei limiti

Speaker: Genere che avete fatto vostro anche per quanto riguarda le covers o solo per la musica vostra?

Luca: La nostra, le covers sono comunque rifacimenti, ed ogni volta che è cambiata una persona, è cambiato il modo di eseguirle; e comunque cerchiamo sempre di adeguarle al nuovo entrato per farlo sentire a suo agio, per creare un feeling, inoltre a volte venivano a mancare alcuni strumenti e quindi c’è sempre stata la necessità di reinterpretarle

Speaker: L’altro giorno parlavo con una persona che gestisce i locali ed ha detto: “i gruppi che fanno covers vanno bene, mentre quelli che fanno musica propria se posso… non li faccio suonare”. Trovate ci sia questo problema in giro?

Luca: Sicuramente. C’è una cultura musicale che viene a mancare. Proprio ora siamo in una radio commerciale dove chiaramente viene trasmesso un certo numero di successi. Nell’ultimo stacco avete messo su Ligabue e la gente lo ha ascoltato

Speaker: Però ci son degli spazi?

Paolo: Negli ultimi anni i locali più alternativi son venuti fuori anche in zona

Speaker: Ed è cambiata un po’ l’idea… magari si vuol sentire qualcosa di nuovo

Luca: No, no… siamo ancora distanti

Enrico: Parecchio

Speaker: Vedo che avete partecipato al Rockando come gruppo spalla ai Meganoidi con più di 4.000 persone presenti perciò avete partecipato anche a manifestazioni di un certo rilievo.

Enrico: Sì, è stata un’esperienza molto positiva e non comune per un gruppo emergente esibirsi davanti a 4.000 persone

Luca: E’ stata una serata un po’ particolare perché ce lo han detto all’ultimo momento. Senza pensarci siamo andati su. Era un momento instabile per cui ci siamo trovati direttamente sul palco con un chitarrista che da mesi non suonava con noi.

Speaker: Non pensate di tradurre ciò che state facendo in qualcosa di più concreto?

Luca: Sì, da alcuni mesi siamo in attesa di qualche risposta da parte di un paio di etichette, una delle quali ci ha anche proposto un contratto e stiamo valutando, sperando che il tutto si possa tradurre in un buon prodotto.

Speaker: Dove sicuramente troverà spazio una canzone intitolata “Surfjazz to the bloody Polynesia”, canzone con un ritmo particolarmente coinvolgente: di chi è stata l’idea?

Luca: E’ stata una mia idea: un’improvvisazione su di un giro di organo, poi è nato il basso… mi è veunto tutto in mente “uno strumento alla volta”. Tra l’altro ho perso il conto dei concorsi che ha vinto, è molto scaricata su Vitaminic ed ora dovrà uscire in parecchie compilations, una distribuita addirittura dalla Universal; sicuramente un buon riscontro

Speaker: Cosa ne pensate di questa iniziativa che sostiene Emergency?

Luca: Un’iniziativa da elogiare. Noi ci sentiamo coinvolti ed abbiamo anche delle esperienze personali sul campo. Siamo sempre disponibili a fare beneficenza: tempo fa abbiamo avuto la possibilità di suonare a Sarajevo e in dicembre abbiamo partecipato ad una manifestazione col devoluto in favore dell’Associazione per la lotta alla fibrosi cistica.

Speaker: Una cosa bella nel fare musica è che magari i gruppi locali ed emergenti, che son quelli a sostenere spese più alte, son quelli più attivi a sostenere queste iniziative

Luca: Trovo tutto ciò un po’ paradossale

Speaker: E’ la grande macchina della musica non intesa come business ma come passione. Magari, come nello sport, uno non vede l’ora di andare a giocare a calcio per esempio… e magari poi in ufficio prende anche parole perché si fa male giocando

Luca: Io da parte mia, ho un lavoro che mi impegna spesso quasi dodici ore al giorno e la sera appena finisco corro in stanza… devo ringraziare mia moglie che mi aiuta in tutto questo. Poi se c’è da registrare devo prendermi ferie poiché dirigo io le registrazioni e a volte faccio delle vere e proprie “full immersion” da 17 ore!!

Speaker: Sugarfill: dove l’avete fatta?

Luca: Come “Polynesia”, anche Sugarfill è stata fatta nella nostra stanza. E’ nata su di un riff distrattamente suonato dal nostro bassista coi tastieristi che giocavano contemporaneamente con le tastiere, poi ovviamente si è sviluppata. Noi lavoriamo sempre molto sulle canzoni, cerchiamo di renderle colorate in modo da rispecchiare il nostro carattere, in modo da non renderle “grigie” o dark che dir si voglia… ovviamente parlando con assoluto rispetto di tutti i generi citati

Speaker: Domani suonerete alle 22.00 alla Cantinota e lo farete per una buona causa, non solo per il CD, ma soprattutto perché Vicenzalive sostiene Emergency. Che vi aspettate dai prossimi passi che compieranno i Berna Park Hotel?

Luca: Stiamo pensando a questo CD e ad altre uscite uscite discografiche. Ci aspettiamo di portare la nostra musica ad un pubblico sempre più vasto tramite vari mezzi come Vitaminic… le nostre canzoni si possono scaricare tutte gratuitamente su www.vitaminic.com e www.bernaparkhotel.tk

Speaker: Da dove nasce questo “TK”?

Luca: E’ un dominio gratuito, sempre seguendo il buon principio del risparmio. Penso che noi gruppi musicali potremmo scrivere un trattato di economia… (risate) – Sul sito trovate tante notizie sul gruppo, storia, curiosità, uscite discografiche… Tempo fa si parlava anche di varie collaborazioni che potremmo avere con le tecnologie che oggi abbiamo a disposizione. A proposito, ho conosciuto recentemente un chitarrista marchigiano, un grande compositore secondo me, che faceva un tributo a Frank Zappa, quest’anno ricorre il 10° anniversario della sua morte e vorrei magari ricordarlo facendo ascoltare un suo brano…

Speaker: Cosa che non possiamo fare perché siamo in ritardo

Luca: Ecco il difetto delle Radio… Suvvia, al posto del prossimo pezzo di Ligabue, metti su questo “G-Spot Tornado” di Frank Zappa

Speaker: Il difetto delle radio è quello che da spazio a tutti, se vuoi chiamarlo difetto…  

[Dopo questa divergenza di opinioni seguono i saluti e cade un velo di incertezza sul fatto che la radio da spazio a tutti…]

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