Berna Park Hotel

MovimentiProg (intervista)

Questa è l’intervista a Luca Segalla condotta da Marco Piva per Movimenti Prog, disponibile sul sito www.movimentiprog.net

LUCA SEGALLA è il cantante e chitarrista (almeno dal vivo, mentre in studio si occupa di innumerevoli strumenti - batteria esclusa - nonché di editing e mixaggio) dei Berna Park Hotel, band della zona di Vicenza che sta raccogliendo buoni consensi da parte della critica e del pubblico sia per composizioni proprie (firmate tutte dallo stesso Segalla), tra le quali spicca "Surfjazz to the Bloody Polynesia" (scaricabile gratuitamente dal sito della band) con la quale hanno tra l’altro vinto il prestigioso concorso Underground Parade sia con alcune cover con le quali hanno partecipato al concorso Lazarus Ledd indetto da Ululati dall’Underground.

Ringrazio Luca per la disponibilità ad accordare questa intervista a movimentiPROG: sarà interessante scoprire gli interessi, le ispirazioni e le aspirazioni del leader di una band così promettente come i Berna Park Hotel. Iniziamo parlando della band in generale, passeremo poi a parlare direttamente di Luca: quando nascono i Berna Park Hotel?

Un’idea di formare un gruppo è balenata in testa a me e Stefano dopo l’estate del 1997 durante la quale ci siamo conosciuti. I Berna Park Hotel nascono a tutti gli effetti nel 1998 subito dopo il mio arrivo a casa dopo l’assolvimento del servizio militare, che risultava essere il problema principale da superare.

Con che idea è partita la band? Cosa avevate intenzione di fare al momento in cui avete fondato i Berna Park Hotel?

La band è partita con molte idee, spesso anche molto contrastanti che però confluivano nell’unica direzione di voler proporre qualcosa che non fosse simile a tutto ciò che eravamo stanchi di sentire in giro. Il tutto condito da tanta voglia di fare della musica nostra, suonare dal vivo, vedere realizzati dei dischi fatti da noi e sicuramente contribuire a portare un po’ di cultura musicale.

Puoi spiegare il significato del nome della band?

Ho un gran bel ricordo dell’estate del 1997 a cui accennavo prima. In quel periodo ho trascorso le mie vacanze con una compagnia di persone con le quali mi sono trovato bene, specie con Stefano. Ripensando ad una serata in particolare, ricordo che fra un discorso e l’altro ci siamo ritrovati tutti in un parco, di fronte ad un Hotel che di nome faceva Berna. Di qui la voglia di ricordare e celebrare un’esperienza così intensa, romantica e surreale, assegnando questo nome alla band della quale entrambi facevamo parte.

Avete iniziato suonando cover o già pezzi vostri?


Essenzialmente covers, ma si trattava di una situazione temporanea per trovare un po’ di feeling e suonare in giro. L’obiettivo è sempre stato quello di comporre musica nostra che di lì a poco avremmo iniziato a scrivere.

Che cover suonavate? E come le avete scelte?

Troppe per ricordarle, le abbiamo sempre scelte continuando a spaziare fra generi opposti e accogliendo i gusti dei nuovi arrivati. Siamo arrivati persino al punto di suonare dEUS e Satriani nello stesso show… ma posso affermare che ad ora nessuno di noi si riconosce in nessuno di essi.

Che cosa rispondi quando ti chiedono che genere suonate?

Supponendo che chi me lo chiede abbia una scarsa cultura musicale dico "rock", poi appena costui vuole maggiori informazioni sullo stile mi permetto di dire "avant-garde rock" per definire qualcosa di più accattivante e ricercato, intendendo comunque la cosa in un ambito sperimentale. Ma trattasi essenzialmente di rock.

Qual è il significato di "Surfjazz to the Bloody Polynesia", il vostro brano di maggior successo a momento?

Come la maggior parte delle canzoni, è un testo autobiografico, ma nella fattispecie è stato scritto da FABIO TREVISAN (nostro ex-singer) e parlava di viaggi in situazioni surreali dove si alternavano momenti di introspezione a momenti di pura fantasia dove prevale la voglia di evadere dalla monotonia, con un po’ di aggressività, alla quale spesso siamo assoggettati in questa vita, il tutto in simbiosi con la musica che contemporaneamente scrivevo io. Di qui anche la voglia di tradurre in musica questa atmosfera, titolo compreso.

Come avete scelto le cover da proporre al concorso "Lazarus Ledd"?


Avevamo una lista dalla quale attingere per presentare una canzone; noi abbiamo scelto di presentarne tre per divertirci un po’: ma ci siamo concentrati maggiormente sulla "Digging in the Dirt" di Peter Gabriel. Poi la selezione l’ha passata proprio quest’ultima della quale andiamo più fieri in quanto è stato un vero e proprio remake portato ad una dimensione più elettronica, più violenta e pure melodica in certi punti… in definitiva è stata reso più "Bernapark".

Qual è stato secondo te il momento più alto della carriera dei Berna Park Hotel finora?


Essendo un gruppo emergente non si può certo parlare di carriera, ci alterniamo fra momenti di buio totale e piccole soddisfazioni che ci togliamo. Sicuramente possiamo andare fieri di aver aperto un concerto di un gruppo più che famoso davanti a più 4000 persone e di aver provato l’esperienza di suonare a Sarajevo concludendo che siamo piaciuti all’estero. Un'altra soddisfazione è quella di costruire il nostro studio personale grazie al quale niente potrà impedirci di proseguire con la nostra musica nonostante la vita ci sottoponga delle difficili prove da affrontare.

Quali sono le vostre aspirazioni come band?

Sicuramente la possibilità di continuare a suonare assieme, il più possibile in modo indipendente. Diamo molta importanza alla possibilità di autoprodurci, ci piacerebbe trovare un modo autonomo di proporre la nostra musica al pubblico su un supporto di massa e contribuire alla cultura musicale del pubblico. In merito alla discografia siamo parecchio aperti anche alle varie proposte delle label per riuscire nel nostro intento.

Ora passiamo a parlare di Luca Segalla come artista… Leggo sul sito dei Berna Park Hotel che hai iniziato come bassista. Ma quando e perché hai iniziato a suonare?

A dire il vero ho cominciato col metallofono e la fisarmonica a sei anni però dopo otto anni di studio abbandonai perché odiavo polke, tanghi e valzerini insopportabili, però questo ha contribuito alla mia formazione musicale, sia teorica che pratica. Poi a diciassette anni ho ripreso a suonare il basso perché alcuni problemi a livello familiare mi avevano avvicinato molto alla musica. Inizialmente ero indeciso fra basso e batteria ma ho dirottato la mia scelta sul primo non potendomi permettere di suonare la seconda perché avrei fatto troppo baccano. La realtà è che ci ho preso così tanto gusto che di baccano ne ho fatto un sacco e mi sono innamorato del mio basso che considero tutt’ora il mio strumento preferito.

A chi ti ispiravi al periodo, come bassista?

Ero solo un metallaro allora, e tutto il mio raggio d’azione era ristretto puramente ad un ambito metal. Ricordo che adoravo il già defunto Cliff Burton, poi mi piaceva anche Steve Harris, mentre odiavo il bassista dei Manowar probabilmente perché non mi piaceva nemmeno la loro musica che fra l’altro non mi piace nemmeno ora. Fortunatamente crescendo sono cambiato molto…

Quando hai iniziato ad ascoltare musica?


Ad ascoltare musica abbastanza presto, quando mi registravo le canzoni dalla Radio assorbendo un po’ tutto quello che passava. Poi credo di aver cominciato a collocare i miei gusti in un genere intorno ai quindici anni.

Chi erano i tuoi preferiti da ragazzino? Ti piacciono ancora?

Ci sono un sacco di canzoni che mi piacevano di cui non ricordo nemmeno il nome perché al tempo non mi potevo permettere uno stereo serio. Ricordo solo che circolava una canzone che mi piaceva molto, e solo qualche anno dopo ho scoperto essere il remix di "Sweet Child o’Mine" dei Guns n’ Roses… quella sì mi piace ancora.

Da dove trai l’ispirazione per una nuova canzone? C’è qualcosa che ti ispira particolarmente, in generale?

In generale direi proprio di no, infatti non sono ancora riuscito a stabilire un metodo di composizione regolare. Per quanto riguarda i testi, mi escono in certi momenti e li devo comunque sempre curare molto. Per la musica è altrettanto, con una piccola differenza… lì a volte colgo la bellezza di certi errori… in quanto errori sono spesso non prevedibili e danno alla mia musica un colore diverso, a me piace sfruttare queste caratteristiche: sono un tipo colorato e curioso.

Chi sono i tuoi preferiti ora?

Senz’altro Frank Zappa, Jeff Buckley, Zita Swoon, X-Legged Sally, Mr. Bungle, Fantomas, Bjork, Kiss My Jazz e molti altri

Qual è l’ultimo CD che hai comprato, e l’ultimo che hai ascoltato?

Ho comprato un po’ di hard rock per mia moglie, qualcosa dei Tomahawk per me, ma non mi hanno entusiasmato. Al momento ho un CD di mp3 in macchina che mi fa andare a rotazione un sacco di dischi di Zappa.

Qual è la tua canzone preferita in assoluto?


Ti giuro che non riesco ad affezionarmi ad una canzone in modo particolare… Anzi in questo momento son proprio stufo di tutto quello che ho a casa.

Che cos’è secondo te la musica progressive? I Berna Park Hotel sono progressive, secondo te?

Intendo la musica progressive come un rapporto musico-cronologico. Si è progressive in un certo momento rispetto al tempo in cui si vive. Si potrebbe addirittura dire che niente è progressive perché è ovvio che dal momento che una cosa viene creata, subito viene superata; ma l’importante è creare qualcosa. Posso dire anche, secondo me, cosa il progressive non è, cioè ad esempio ascoltare i Dream Theater e riprodurre delle sonorità simili poiché aiuta solo a definire lo stile che presuppone l’uso quel tipo di sonorità contribuendo a non creare nulla di nuovo. A questo punto concludo affermando che il progressive è la base della musica per il futuro. I Berna Park Hotel a volte sono progressive e a volte completamente e volutamente non lo sono, i Berna Park Hotel sono solo quello che desiderano essere quando fanno musica, senza presunzioni di voler apparire forzatamente ciò che non sono, ma con molta vita e colore. Se possibile divertendosi, ma innanzitutto con molto impegno.

Indipendentemente dal genere che suonano e dalla loro epoca (e dal fatto che siano vivi o morti), riesci ad immaginare la tua band "ideale"? Intendo dire, la band che ti piacerebbe ascoltare suonare (non nella quale vorresti suonare)? Puoi includere te stesso o no.

Quand’ero più giovane ne ho avute parecchie di queste fantasie che presuppongono, seppur nel senso buono, una fissazione su alcuni artisti. Cosa che ora non mi appartiene. Credo anche che ogni musicista abbia un suo carattere e una sua sensibilità che riescono ad emergere solo in determinate circostanze quindi il mio concetto di "band ideale" viene meno. Ogni band potrebbe rivelarsi ideale a seconda della predisposizione che ho un giorno ad ascoltare quella musica. Di sicuro vorrei vedere nelle loro rispettive bands Jeff Buckley e Frank Zappa che purtroppo continueranno a mancarmi. Purtroppo questo mio desiderio è fantasia come lo sarebbe pure fantasticare di vedere suonare qualche big band composta da altri nomi illustri, magari difficilmente accostabili.

Ora ti elenco un po’ di musicisti (cantanti, chitarristi e bassisti). Potresti dire due parole su ognuno di loro?

Cantanti:

Ian Gillan (Deep Purple)

Robert Plant (Led Zeppelin)

Sono due classici questi due, estremamente comunicativi e carismatici

James LaBrie (Dream Theater)

Senz’altro una gran voce, ma poco comunicativo per come recepisco io le sue canzoni, evidentemente non siamo sulla stessa lunghezza d’onda

Chitarristi:

Jimi Hendrix


E’ piacevole da ascoltare, ma non ci son tanto affezionato.

Jimmy Page (Led Zeppelin)

Richie Blackmore (Deep Purple)


Li associo perché li ho ascoltati assieme, forse fra i due però preferisco Page

Robert Fripp (King Crimson)

Un chitarrista ingegnoso e molto personale sul suo strumento, dal modo di suonare al settaggio dello stesso. Semplicemente geniale.

John Petrucci (Dream Theater)

Non so che dire… forse mi piace di più in alcuni suoi riff che non nei soli che fa

Joe Satriani

E’ diventato un classico - lo ascolto volentieri quando capita

Bassisti:

John Paul Jones (Led Zeppelin)


Forse un po’ sottovalutato...

Tony Levin

Grande bassista e grande suono, m’è sempre piaciuto molto nei suoi lavori, soprattutto coi Pink Floyd, Peter Gabriel e Liquid Tension.

Roger Glover (Deep Purple)

Il vero motore dei Deep Purple

Billy Sheehan (Mr. Big)

Altro gran bassista, mi inchino alla conoscenza di tutti questi mostri.

Patrick Djivas (PFM)

Davvero una persona molto umile e un gran musicista

John Myung (Dream Theater)

Sono innamorato di quel solo in Metropolis…

Steve Harris (Iron Maiden)

Mah… senz’altro un bassista molto efficace col suo stile… però col tempo mi ha annoiato.

Cliff Burton (Metallica)

Un bassista giovane, bravo e molto personale. Chissà se fosse vivo cosa penserei di lui ora...

E che dici di Frank Zappa?

E’ un grande compositore che sicuramente ha influenzato in qualche modo il mio modo di vedere, usare la musica e mi ha insegnato a ragionare in essa. Per me Zappa con le sue bands è un’autentica scuola di musica. Di quello che ha fatto mi piacciono molte cose e chiaramente altre no, poi io mi stanco in fretta… per fortuna le sue opere sono tante e farò un po’ fatica a "consumarlo".

OK, per finire… come dice Gigi Marzullo, fatti una domanda e datti una risposta!

"Che palle Luca! Ma non ti accontenti mai di nulla?" - "…No!"

Ringrazio ancora Luca Segalla per il tempo che ci ha dedicato e per aver gentilmente risposto alle nostre domande, e buona fortuna ai Berna Park Hotel!

Marco Piva per movimentiPROG

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